Breve storia della Sagra delle Cerase

Sant’Angelo e le cerase: un amore immutato nel tempo

di Enrico Dionisi

Corre il tempo… Domenica 27 maggio si terrà a Sant’Angelo Romano la 50a edizione della Sagra delle Cerase. Durerà un intero fine settimana, dal venerdì pomeriggio alla tarda serata di domenica. Come da tradizione, sarà abbinata alle feste dei Santi Patroni, anticamente onorati alle date di calendario, rispettivamente il primo maggio Santa Liberata e l’otto maggio l’apparizione di San Michele Arcangelo; da metà degli anni ’50 i Santi vennero festeggiati insieme nelle cosiddette “Feste di Maggio”, con celebrazioni religiose convenzionalmente fissate nella seconda domenica del mese.

Nel 1962 eravamo all’inizio dei mitici anni ’60 e l’Italia assaporava lo sviluppo economico riponendo nel futuro attese e pretese. A Sant’Angelo si tentava di orientare alle risorse della vicina Roma le esigenze lavorative degli abitanti fino ad allora dediti all’agricoltura ed all’estrazione della pietra. L’organizzazione delle “feste di Maggio” faceva carico alla Parrocchia che utilizzava annualmente sei “festaroli” estratti a sorte fra gli abitanti del paese, che facevano quel che potevano. Le feste quell’anno non entusiasmarono: ormai servivano solo come occasione di ricongiungimento familiare, per un giorno, dei santangelesi emigrati a Roma.

La popolazione invece, che si sentiva privilegiata per la vicinanza a Roma, desiderava dare un maggior rilievo al paese ed avere una più ampia platea alla quale offrire tradizione, ospitalità, disponibilità d’alloggio, bellezze naturali e storiche, ma soprattutto il suo “oro”, le cerase che, insieme al grano ed all’ulivo, costituivano il vanto della florida produzione agricola.

Incoraggiato dalle Autorità civili e religiose, si costituì un comitato di tre persone che provvisoriamente di chiamò “E.A.Mario” (E ed A erano le iniziali di due componenti e Mario stava per Don Mario Micolonghi, parroco, il terzo componente); la sigla fu volutamente scelta perchè ricordava l’autore della canzone “La leggenda del Piave”. L’esiguo comitato raccolse le simpatie dei compaesani ed in particolare dei giovani, che si misero a disposizione con dedizione straordinaria. La prima riunione avvenne all’aperto, all’ombra del monumento alla Madonnina, collocato sulla balaustra del Belvedere Aldo Nardi.

Dall’anno successivo fu chiamato ad intervenire l’Ente Provinciale del Turismo (EPT), che collaborò ed attivò, attraverso un commissario, quella “Pro Loco” che, sotto varie gestioni, ancora oggi è il centro propulsore di varie attività.

La manifestazione, per essere inizialmente autorizzata dall’EPT, doveva rispondere a determinati requisiti, primo tra i quali non doveva porsi in concorrenza con la Sagra delle ciliegie di Palombara, preesistente, anche se, per la disponibilità del prodotto, era necessario che entrambe le sagre si svolgessero in un periodo pressoché concomitante.

Iniziò così un noviziato da “Mostra delle cerase”, che dal secondo anno entrò a far parte integrante delle “Feste di maggio” e dopo cinque anni poté mutare denominazione in “Sagra delle Cerase”, avendo sempre cura che non coincidesse con la sagra di Palombara.

Il prodotto in mostra, che il comitato regalava agli ospiti ed ai visitatori, veniva offerto al Comitato dai produttori (dieci quintali di ciliegie il primo anno, venti il secondo!) che facevano a gara per presentarlo nella quantità maggiore e con i migliori requisiti di qualità e confezione: ai primi tre classificati veniva consegnata una preziosa targa ricordo personalizzata. Le ciliegie venivano offerte non solo in cassette, ma anche in “pennuli”, caratteristiche composizioni di ciliegie nate in coppia, ordinate in modo decorativo in una canna spaccata (Roberto Calvari in questa gara non trovò mai validi competitori).

L’iniziale sostegno economico all’iniziativa fu assicurato personalmente dal Comitato, dal contributo della popolazione, dai commercianti locali e da alcuni grossisti proprietari di banchi di frutta dei mercati generali ortofrutticoli di via Ostiense, a Roma (prima tra i quali la santangelese Sora Lucia).

In quel momento Sant’Angelo contava una popolazione intorno alle 1800 unità e la produzione di ciliegie era stimata in circa 20000 quintali/anno.

La varietà del prodotto, in ordine di maturazione tra maggio e giugno (un detto popolare recitava addirittura che per San Marco- 25 aprile- il Papà assaggiasse le ciliegie di Sant’Angelo!) iniziava con le “Ciarase di Cesaretto”, seguivano le “Saccocce o Morette”, i “Graffioni”, particolarmente pregiati, le “Ravenne del giardino” qualità molto resistente, i “Cerasoni” esclusivi di Sant’Angelo, per concludersi con le “Ravenne del Papa”, belle, dal sapore squisito ma estremamente delicate. Oggi le prime tre qualità sono del tutto scomparse e sostituite da prodotti di origine straniera, probabilmente più adatti alla tenuta per la commercializzazione come i “Bigarreau”.

Per attrarre i visitatori fu prestata molta cura ai particolari. Per la tradizione religiosa, ad esempio, le processioni, con la partecipazione della rinomata banda musicale Medullia, venivano impreziosite dai restaurati arazzi raffiguranti i Santi Patroni e dalla attrezzature antiche con il folclore delle donne che accompagnavano il santo di turno nei tradizionali costumi santangelesi, tramandati loro da nonne e bisnonne. Inoltre, vennero promosse numerose iniziative ludiche ed in particolare spettacoli musicali che videro la partecipazione di personaggi molto noti, grazie all’interessamento di un compaesano interno alla casa discografica RCA. Impossibile ricordarli tutti, ma non possiamo non citare Mike Buongiorno, che intervenne ad una delle prime edizioni e Lucio Dalla che presenziò più volte, raggiungendo spesso Sant’Angelo in elicottero. Era diventato un fan della sagra ed amava ricordare e raccontare di quando, alla sua prima partecipazione, venne ripetutamente fischiato perché si attardava sul palco e non dava spazio agli idoli del momento che tutti aspettavano con impazienza: “The Rokes”.

In occasione della settima edizione della sagra, venne anche realizzato un inno-parole e musica dell’artista Linio Carmino- che venne inciso dalla banda musicale Medullia con la partecipazione di un noto cantante. Il disco ottenne un discreto successo ed ancora oggi molti santangelesi lo conservano.

L’inno esaltava i pregi paesaggistici, l’orgoglio della vicinanza a Roma e le cerase.

Come il Moroni, storico di Papa Pio IX definiva Sant’Angelo la terrazza dalla quale si poteva meglio godere il panorama di Roma, così l’inno concludeva “t’affacci al Belvedere, si stringono la mano, Roma con Sant’Angelo Romano”.

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