Leone, ara romana e chiesa di San Michele Arcangelo

Itinerario dialettale – Indovinello n° 12
S. Libberata méa llìbbereme tu, vedo n’animale a corna pe’ nne ‘n su, porta ‘e corna ‘n coccia ma bufalu non è, porta ‘a bótte ‘n groppa e vinu non ce n’è
S. Liberata mia liberami tu, vedo un’animale con le corna in su, ha le corna in testa ma bufalo non è, ha la botte addosso e vino non ce n’è (la chiocciola)

Itinerario storico-artistico
12 – Leone, ara romana e chiesa di San Michele Arcangelo
Il leone in travertino, riutilizzato nella fontana all’ingresso del paese, è verosimilmente funerario e da riferire a un sepolcro circolare, segnalato a sud dell’abitato, nel quale i leoni erano posti a decorare gli angoli del basamento quadrato. L’altare marmoreo è da ricondurre alla sfera cultuale privata di una villa romana di età giulio-claudia. Sul lato principale è riportata una scena di sacrificio (un uomo e una donna col capo velato, presso un’ara accesa e addobbata con festoni), nel retro una corona di foglie di quercia, urceus (sorta di scodella) e patera (vaso monoansato) sui fianchi. Un’iscrizione posta all’interno della chiesa di S. Michele risalente al 1346, recentemente restaurata, riporta la notizia che la chiesa sarebbe stata consacrata a metà del XII secolo da papa Eugenio III (pontefice dal 1145 al 1153), le cui vicende si intrecciarono più volte con quelle del territorio tiburtino. Il campanile è stato ultimato nel 1677. L’edificio ha subito nel tempo numerosi restauri. La chiesa venne utilizzata per lungo tempo come luogo di sepoltura, e ancora agli inizi del ‘900 era la chiesa destinata alla celebrazione dei riti funebri. Il restauro del 1993 ha riportato alla luce interessanti affreschi cinquecenteschi.