Un mondo a parte


Un mondo a parte

 

11 marzo 2007

Esistono persone come me, come voi, che vivono in un mondo a parte. Un mondo parallelo dove i desideri si avverano. Una realtà di fiaba dove si va in pensione dopo due anni e pochi mesi, i Pacs ci sono già, si viaggia gratis, si percepisce uno stipendio da favola. Un mondo in cui i pregiudicati sono ben voluti e numerosi. In percentuale tale da superare i quartieri più malfamati d’Italia. In cui un corruttore di giudici può fumare il suo sigaro e rilassarsi a spese nostre. Un posto ideale con macchine blu e portaborse. Chi ha la fortuna di viverci vuole condividere con noi la sua felicità. E lo fa tutti i giorni nelle trasmissioni televisive, radiofoniche, sui giornali. Non importa ciò che dice, ma che lo possa dire.
Un luogo dell’Ideale, della democrazia compiuta con persone elette dai segretari di partito. Un cerchio del Paradiso con pregiudicati, avvocati, giornalisti, dipendenti dello psiconano, sindacalisti e funzionari di partito. Non rappresenta gli italiani, ma il Sogno italiano sì. Quella aspirazione alla ricchezza e al potere senza meriti, senza intelligenza, senza onestà che è nei nostri geni. Questo mondo è un incantesimo figlio della legge elettorale e dei media.
Lo scorso anno ho proposto di limitare a due i mandati elettorali, di non candidare pregiudicati, di permettere al cittadino di votare una persona e non un partito. Proposte che avvicinano la politica alla realtà. Che permettono un ricambio del sangue in Parlamento. Adesso non ci credo più. Non penso che sia possibile scalfire questa classe, l’unica vera classe in Italia, con referendum o proposte di legge. Una corporazione autoreferenziale che non vuole perdere nessuno dei suoi privilegi. L’unica possibilità è isolarla, svuotarla di significato, prendendo il controllo delle realtà locali. Un passo alla volta. Sostituendo i partiti con i movimenti e le liste civiche. Nel tempo, quel mondo a parte comincerà a svanire e ne rimarrà solo l’involucro. Le persone che lo popolano ci appariranno come in realtà sono. Dei dipendenti infedeli e, quasi sempre, incapaci.

Fonte: blob di Beppe Grillo